Uno sguardo alla comunicazione virtuale nella scuola (e non solo)

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Sono un’insegnante con una esperienza più che trentennale nella scuola primaria. Sono entrata nel mondo della scuola e ne ho vissuto i profondi cambiamenti e l’evoluzione in un periodo storico particolare, che ha portato una vera e propria rivoluzione nell’ambito della tecnologia e dei rapporti sociali.  Fin dai miei primi anni di insegnamento ho percepito come la comunicazione fosse uno strumento cruciale della vita di un insegnante, pur non avendone una profonda consapevolezza. Tuttavia, uno degli aspetti  che ho compreso molto presto è stato che non basta essere molto preparati nelle discipline di insegnamento se poi non si posseggono gli strumenti della comunicazione e non si riesce a sollecitare curiosità e interesse verso ciò che si insegna. Purtroppo il metodo di arruolamento degli insegnanti, oggi attraverso una laurea e il superamento di un concorso, in questo è sempre stato e continua ad essere piuttosto difettoso. Nessuno strumento di selezione fin qui adoperato è stato sufficiente ad evitare quelle che a volte sono clamorose carenze che gli insegnanti, di qualunque ordine e grado, dimostrano nello stare in classe con i loro alunni e nella comunicazione tra loro e con le famiglie. Tutto quello che si impara sui libri, da solo non basta. Occorrono strumenti che vadano oltre il percorso di studi spesso proposto dalle scienze dell’educazione. Occorrono quegli strumenti della comunicazione e quell’intelligenza emotiva che permettono ad un insegnante di appassionarsi alle storie dei suoi alunni, di considerarli prima di tutto persone , di accostarsi a loro con uno sguardo di vero e autentico interesse per quello che sono, non solo per quello che sanno fare o per gli obiettivi che riescono a raggiungere.  Padroneggiare almeno un po’ gli strumenti della comunicazione significa insegnare meglio, creare un rapporto migliore con le famiglie e con i colleghi, quindi in poche parole semplificare la propria vita all’interno di un sistema veramente complesso e molteplice come quello della scuola. 

Quando ho iniziato il mio percorso come insegnante, non potevo neanche lontanamente immaginare quali cambiamenti avrei osservato e vissuto nel mio periodo lavorativo, in quali rivoluzioni sarei stata coinvolta e in quale modo avrei cercato di cavalcarne le onde.

Ricordo pile di cedolini dello stipendio che si accumulavano nei cassetti e che venivano recapitati a scuola chiusi dai punti metallici di una pinzatrice, comunicazioni telefoniche o cartacee chiuse nelle classiche buste gialle con l’intestazione della scuola, lezioni rigorosamente preparate con libri, guide didattiche, carta e penna, magari carta carbone e ciclostile. Le fotocopiatrici erano il lusso delle segreterie.

All’inizio degli anni ’90 chi si accostava ai computer per la prima volta, frequentava corsi su DOS, con dei floppy disk flessibili, sottili, quadrati di almeno 10 cm per lato. A quel tempo era il fax il mezzo più rapido per comunicare in modo pressoché istantaneo. La scuola è rimasta al di fuori del mondo dell’informatica ancora per una decina di anni, finché  il primo piano nazionale per informatizzare ha dato timidamente inizio a un cambiamento che da allora ha coinvolto sempre più persone ed è stato ed è tuttora inarrestabile, nonostante le reticenze, la volontà di ritardare, ostacolare e non adeguarsi che ha caratterizzato molti negli anni passati (e forse un po’ ancora oggi).

La pandemia di questi ultimi due anni ha rappresentato un’ulteriore svolta, imprimendo una forte accelerazione ad un processo già in corso e abbattendo alcuni ostacoli che resistevano tenacemente. Sono stati sdoganati i corsi di formazione e le riunioni online, per lo più osteggiati dai dirigenti scolastici fino al momento dei decreti Covid.

Siamo stati colti di sorpresa, ci siamo ritrovati tutti online, quasi risucchiati nel virtuale e abbiamo cercato di lavorare come prima, con un fisiologico “effetto inerziale”. Ma tante cose sono cambiate ed è necessario tenerne conto.

 

Cavallino Maria Grazia

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