Il team virtuale1


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 Che cos’è un team virtuale e come cambia la comunicazione professionale?

Riunioni convocate con un messaggio su Whatsapp (o Viber, o Telegram, o Signal, ecc.; non ha importanza), con un preavviso scarso o nullo. Whatsapp per sua natura è più informale, quindi ci si può permettere di non rispettare i canonici giorni di anticipo con cui una volta si inviavano le comunicazioni. Tanto il cellulare ormai lo abbiamo sempre (o quasi) a portata di mano, quindi si può rispondere sempre, anzi, ci si aspetta una risposta immediata. Credo che sia capitato alla maggioranza degli insegnanti. E poi via, sulla piattaforma per la riunione virtuale. Capita anche di ritrovarsi online senza una consegna precisa. Capita. Perché nell’era della comunicazione digitale, che è nata anche per facilitare, migliorare e velocizzare gli scambi, si rischia, se non si è preparati a gestirla, di rasentare l’inefficacia e di demotivare i partecipanti, traendone scarsi risultati. Riluttanza e demotivazione si insinuano così nel team virtuale e ne minano il  lavoro soddisfacente. Qualcuno interviene sempre, altri non parlano mai. Qualcuno entra alla chetichella, con video e microfoni spenti, altri il microfono lo tengono sempre acceso, condividendo con il team i rumori di casa. Si inizia, dando spesso per scontato che tutti sappiano esattamente cosa c’è da fare, non ci sono introduzioni, presentazioni o riassunti di attività precedenti o momenti di raccordo tra i partecipanti. 

Anche la domanda che suona un po’ retorica “avete delle domande?” spesso non introduce veri e propri quesiti, ma piuttosto delle dichiarazioni di opinione.

 Nelle riunioni in presenza le situazioni erano diverse. Il rapportarsi in modo diretto permette di vedersi, di comunicare anche con gli sguardi e la postura, permette una comunicazione verbale e non verbale e sappiamo quanto la seconda sia potente. Inoltre la riunione in presenza permette quei piccoli momenti di socializzazione prima e dopo l’incontro, magari anche nella pausa caffè, che non vanno sottostimati all’interno di un team.

In una riunione virtuale la cornice cambia, perché è diverso il modo di rapportarsi con se stessi e con il mondo. E’ vero che nelle riunioni di lavoro spesso le persone partecipanti hanno un background lavorativo comune ed esperienze simili. Tuttavia nel team online manca per lo più, se non limitatamente al volto, quando questo non è oscurato,  la grande efficacia del linguaggio non verbale e metaforico del corpo, la postura, l’atteggiamento, l’espressione, la gestualità, tutti elementi che in presenza possono modificare profondamente la situazione comunicativa, completandola, modificandola o addirittura sostituendo il contenuto del discorso.  Nel virtuale le persone sono distribuite in luoghi diversi di una città, di un territorio, di uno stato o addirittura del mondo. La distanza e la mancanza significativa di una comunicazione analogica tra gli utenti, fanno cadere uno degli strumenti più potenti della comunicazione e rendono ancora più indispensabile spendere energia per lo sviluppo della fiducia reciproca e di una buona comunicazione virtuale, che aiuterebbero ad evitare costosi fraintendimenti. (Ho chiesto di intervenire ma non mi lascia parlare, o non mi ha visto? Sono stato ignorato, sono in un ambiente ostile, che ci sto a fare qui?...)

Quando ci incontriamo di persona, la presentazione è immediata e spontanea. Nel virtuale si è più anonimi, quindi si sente in misura minore anche il peso delle norme sociali. I segnali non verbali sono assenti o distanti. Il ritardo nella connessione, la scarsa illuminazione che talvolta oscura i volti, la non partecipazione, possono provocare un senso di estraneità.

 Inoltre ci presentiamo con un profilo o un’immagine che abbiamo costruito a priori e che di per sè è filtro e vetrina allo stesso tempo (profili di Facebook o Whatsapp). Nella comunicazione online, spesso solo digitale, diventa quasi impossibile meta-comunicare. Resta in parte vero l’assioma per cui non si può non comunicare, anche se andrebbe a mio parere in parte ridefinito, in quanto l’interpretazione dei silenzi, delle videocamere chiuse o aperte, dello sfondo con cui chi partecipa si presenta, sono aspetti non sempre significanti, potendo in parte essere definiti dalle connessioni internet spesso inadeguate e inefficaci. I profili con cui ci presentiamo invece comunicano molto di più, anche se resta da chiederci “in che rapporti sia [questa] comunicazione con ciò che chiamiamo realtà e con l’idea di verità” (M. Doglio). 

Cavallino Maria Grazia

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