Il team virtuale 2 - Come cambia la relazione professionale? (...in mancanza di un caffè preso in compagnia)

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Ho notato che le riunioni virtuali hanno mutato molto il modo di fare gruppo, anche tra colleghi che lavorano insieme da tempo. Quando siamo in presenza, difficilmente una riunione inizia  con puntualità. Penso ai collegi docenti, dove le chiacchierate estemporanee di qualche collega con il dirigente permettono agli altri la socializzazione davanti al distributore del caffè. Questo può essere il momento delle piccole confidenze, dei pettegolezzi,delle lamentele fatte a bassa voce, degli scambi di opinione che non avvengono davanti al dirigente. Si parla soprattutto di scuola, ma ci si esprime in libertà. E’ una forma di angolo-confessionale che è naturale e forse anche necessario. Oggi nelle riunioni in Meet o Zoom si assiste a una maggiore puntualità, forse maggiore aderenza all’ordine del giorno e alle questioni professionali, minor perdita di tempo. La conversazione, se è ordinata, diventa apparentemente più efficace. Ma la mancanza di questi piccoli momenti di aggregazione può rarefare le relazioni, indurre al distacco e alla fine indebolire il team. Ricreare almeno parzialmente questi spazi informali, anche nel mondo virtuale, può rinvigorire la relazionalità e di conseguenza, rendere più efficace il lavoro di gruppo. I pochi minuti che precedono l’inizio della riunione non vanno sottovalutati, perchè possono determinare il clima e l’esito di cosa avverrà successivamente. Ricordiamoci che nelle riunioni in presenza i primi minuti sono per salutarsi, scambiare due chiacchiere, eventualmente presentarsi. Del resto quei minuti in ufficio o a scuola esistono, allora anche un angolo del caffè virtuale assume un suo significato. La conversazione personale, prima dell’incontro  o in uno spazio dedicato in cui si possa agire liberamente, senza che la conversazione venga monitorata, ricorda prima di tutto alle persone che non sono sole.

Maria Grazia Cavallino

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