Quando la voglia di evolversi si scontra con il timore di perdere certezze. Il ruolo dei piccoli passi.
I tre cambiamenti
Tutti abbiamo provato ildesideriodi qualchecambiamento, a volte riuscendo a ottenerlo, altre volte no. A volte è rimasto solo un desiderio bloccato dallapauradi fare unsalto nel vuoto. Nella vita il cambiamento fa parte di noi, anche quando non ci pensiamo e non ne siamo consapevoli. E’ legato alladinamica spazio-temporale. Lo spazio è ilcontestoin cui avviene. Il tempo ne è l’unità di misura. Cambiamo un po’ ogni giorno. Passo dopo passo sul sentiero dell’esistenza. Questo è ilcambiamentostrutturato e inevitabile. E’ parte intrinseca della vita di tutti gli esseri viventi incamminoe inevoluzione. Poi c’è il cambiamento che ci “capita”, quello che magari ci piomba addosso senza preavviso. Quello che ci troviamo ad affrontare senza averlo voluto veramente o per una improvvisazione del destino. Infine c’è il cambiamento che cerchiamo, con entusiasmo o con il timore del salto nel vuoto. Il cambiamento che sentiamo di desiderare ma che implica unascelta. E la scelta può portare a una rinuncia o rappresentare un’incognita.
Tra desiderio e paura del salto nel vuoto
L’idea del cambiamento è spesso accompagnata da quella più radicale di “rivoluzione”, di rottura con una situazione vissuta. La stanchezza di una situazione, l’esasperazione, il logorio di una pesantezza quotidiana ci spingono al limite. Può essere il momento di rottura, della decisione radicale di cambiamento. Agire d’impulso può portarci a non considerare leconnessioniche andiamo a smuovere, l’effetto che il cambiamento può avere sugli altri elementi del nostro sistema. Qui lasistemicaci viene in aiuto. Una delle idee più potenti che ci possono accompagnare è che non serve cambiare tutto per cambiare qualcosa. Questa idea può essere di aiuto per sollevarci dal peso di unasceltadrastica (e destabilizzante) di cambiamento.
Piccoli passi e obiettivi realistici
Una strategia può essere quella di orientarsi su piccoli obiettivi concreti. “Molte persone che cercano aiuto per liberarsi di un problema che le affligge descrivono il cambiamento desiderato in termini apparentemente significativima in realtà inutili; vogliono essere più felici, o comunicare meglio con il coniuge, godere di più la vita, avere meno preoccupazioni, eccetera. Ma è proprio questa vaghezza delle mete che rende impossibile raggiungerle.”(daPaul Watzlawick, Change, Ed. Astrolabio, 1974). Quindi procediamo con obiettivi concreti e realistici e a piccoli passi. Anche una piccola modifica, un nuovo atteggiamento, una nuova domanda, un diverso modo di reagire, possono generare effetti significativi in tutto il sistema. Cambiamenti molto ampi o radicali possono essere di difficile gestione. Si creano delle resistenze, opposizioni che possono incontrare e rischiano di produrrerisultatimeno efficaci.
Come dare inizio al cambiamento
Pensiamo per esempio alle discussioni che abbiamo regolarmente con qualcuno. Se cambiamo anche solo la postura e il tono con cui rispondiamo, la conversazione può prendere una piega diversa. Il sistema si adatta al nuovo input. Il cambiamento può avere inizio. E’ il momento di porciobiettivi chiari e raggiungibilie aprirci allepossibilitàche la situazione del nostro presente ci offre. I semi del cambiamento sono anche i semi dellasperanza, dei nuovi inizi.
La tendenza omeostatica (come il sistema cerca di mantenere il vecchio, anche se malsano, equilibrio)
Così l’idea del cambiamento oscilla tra desiderio, speranza e paura di compiere un salto nel vuoto. Il timore di “lasciare la strada vecchia per la nuova”, così come la esprime il prudente adagio “sai cosa lasci, non sai cosa trovi”, scandisce una saggezza popolare per cui tentare di cambiare una situazione può essere di per sé pericoloso e sbagliato. Meglio restare dove si è. Meglio non cercare nuove vie che non conosciamo. Del resto tendiamo naturalmente a mantenere l’equilibriodella situazione in cui viviamo, anche se è un equilibrio scomodo, disfunzionale o doloroso, ma è comunque stabile e certo. Questatendenza omeostaticarende difficile il cambiamento. Pur sapendo che qualcosa non va, ilsistema“resiste”. Cerca di tornare a quello che conosce. Ma come si può arrivare a trasformare un equilibrio che galleggia nel suo status quo? E come passare dalla contemplazione all’azione? Come uscire dalla dimensione dell’incertezza?
Il ruolo della consapevolezza
Qualunque sia il cambiamento che ci accingiamo a compiere, esso non può che influenzare il nostro sistema di appartenenza e quindi le persone con cui siamo inrelazione. La nostra realtà è composta direti interconnesse: la famiglia, il lavoro, gli amici, insiemi di elementi che interagiscono tra loro. Esistere guardando lerelazioniche ci tengono legati agli altri elementi, significa essere consapevoli che il cambiamento non è mai solo relativo a un individuo, ma ha effetti a catena su tutto il sistema.
E allora chiediamoci: che effetto ha questo cambiamento sulle persone che mi stanno intorno? Quali connessioni si stanno smuovendo e sono coinvolte? Essere consapevoli di queste dinamiche ci aiuta a gestire il cambiamento in modo più efficace e meno frustrante.
Per concludere
Vivere il cambiamento senza compiere un salto nel vuoto significa accettare che non siamo soli, né scollegati da chi vive intorno a noi. Ogni azione viene compiuta e si inserisce in una rete di relazioni e ognitrasformazioneche desideriamo ha bisogno di ascolto, pazienza, curiosità, attenzione, voglia di imparare dagli altri e da ciò che ci succede. Imprimere una svolta piccola o grande alla nostra vita non è mai solo una questione personale, ma riguarda il nostro modo di stare al mondo. La buona notizia è che anche il più piccolo passo può innescare un movimento più grande e ci aiuta a raggiungere più facilmente al risultato sperato.
Il cambiamento non è mai una strada solitaria, dove non tutto è facile, ma non è nemmeno impossibile. Tutto diventa più leggero se impariamo a vedere il cambiamento come unprocessoin cui non siamo mai soli, unpercorso evolutivofatto di relazioni e di ascolto.
Maria Grazia Cavallino





Andrea Lombardini
Interessante , aiuta a riflettere sulle varie prospettive che abbiamo davanti a noi e sugli effetti su di noi e sugli altri ai quali siamo inevitabilmente connessi, sul lavoro come in famiglia, buon lavoro !proposta: Potreste chiamare il sito sos scuola =famiglia ] cosi non sembra un sito rivolto solo agli insegnanti,0 grazie